L’Ebola ha causato un preoccupante numero di centinaia di morti in Congo. L’allarme si è inoltre diffuso in altri 10 Paesi.
Conseguentemente all’emergenza globale dichiarata dall’Oms, l’Ebola è arrivata ad un drammatico bilancio di centinaia di morti soltanto in Congo. Inoltre, come riportato da Virgilio, l’allarme è stato esteso anche ad altri 10 Paesi.
La situazione in corso, sempre più drammatica col passare dei giorni, sta venendo monitorata con costanza e regolarità dai vari istituti di sanità presenti in Africa e nel resto del mondo. Nonostante i presupposti fortemente negativi, il rischio di emergenza globale resta al momento basso.

Ebola, il rischio si estende
Come riportato dal presidente dell’Africa Cdc, ovvero l’agenzia sanitaria dell’Unione Africana, un’altra decina di Paesi sono stati esposti al rischio di epidemia: “Abbiamo dieci paesi a rischio e sono Sud Sudan, Ruanda, Kenya, Tanzania, Etiopia, Congo, Burundi, Angola, Repubblica Centrafricana e Zambia“.
I casi sospetti per via di questa epidemia sono circa 867, mentre i morti sono al momento 204. Soltanto venerdì scorso, l’Oms aveva reso noto un numero di 750 sospetti e 177 morti accertati. Ciò significa che il numero è aumentato in proporzioni enormi, nel giro di appena qualche giorno.
Medici senza Frontiere, ha reso noto di essere costantemente al lavoro nei territori colpiti dall’emergenza epidemica: “La sfida oggi è riuscire a curare i pazienti malati da Ebola, riuscire a tracciare i loro contatti e allo stesso tempo riuscire a garantire i servizi essenziali e l’accesso alle cure per altre malattie come la malaria, il colera e Hiv“.
Mondiali a rischio per il Congo
Per via della situazione causata dall’Ebola, anche i Mondiali di calcio per il Congo potrebbero essere messi a forte rischio. In una nota ufficiale si legge infatti ciò: “Siamo in stretto contatto con la Congo DR Football Association per garantire che la squadra sia informata su tutte le indicazioni mediche e di sicurezza“.
Nella stessa nota, si legge come la federazione congolese stia collaborando con i 3 Paesi ospitanti (USA, Canada e Messico). Questo, con l’intento di creare un ambiente sicuro.